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28.2.12

Chiediamo a tutti i Comuni italiani di esporre uno striscione su Rossella Urru entro l’8 marzo

Rossella Urru è una ragazza italiana di 29 anni, volontaria del Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli (CISP) che da diverso tempo lavorava nel campo profughi di Tindouf, in Algeria, per aiutare donne e bambini. Il 22 ottobre 2011 è stata rapita insieme ai suoi colleghi spagnoli Enric Gonyalons e Ainhoa Fernandez. Il sequestro è stato rivendicato dal Movimento Unito per la jiahad in Africa. La Farnesina si è subito attivata per liberare la ragazza, ma al momento non si hanno notizie. Nei mesi successivi i media ne hanno parlato sempre meno, fino a dimenticarsene. Ma Rossella non può essere dimenticata.  Su twitter sono stati lanciati numerosi hashtag: #freerossellaurru #freerossella #liberaterossella #rossellalibera … A Sanremo 2012, Geppi Cucciari ha detto dal palco dell’Ariston: «Spero che il suo futuro sia qui,a casa sua, libera, e presto. E che intanto se ne parli. Che siano anche queste, in Italia, le donne che fanno notizia». Il Tg3 ha aperto uno spazio dedicato a Rossella per chiederne la liberazione, per raccogliere articoli e segnalazioni di iniziative. Il blog del Popolo Viola sta diffondendo un appello e molti altri si sono mobilitati. E’ stato aperto il blog rossellaurru.it e siamo in contatto con la famiglia di Rossella Ma ancora non basta. Non è possibile che non si sappia più nulla di una nostra concittadina, e noi stiamo semplicemente qui ad aspettare che il tempo passi… La proposta per l’8 marzo Proponiamo a tutti i comuni italiani di esporre nelle facciate dei municipi, entro il giorno 8 marzo, festa della donna, uno striscione con una frase riguardante Rossella, per chiederne la liberazione: “liberate Rossella”, “free Rossella Urru”… Alcuni comuni lo hanno già fatto. Vediamo quanti comuni riusciamo a coinvolgere? Ognuno di noi dovrebbe fare la richiesta al proprio Comune. Inviatemi le foto a progettieducativi@progettieducativi.com e le pubblicherò in questa pagina “Blogging day” per Rossella il 29 febbraio *Il “bloggin day” è un giorno in cui un gruppo di blogger decide di parlare di un unico argomento. Allo scopo di sensibilizzare quante più persone possibili e di far parlare anche i media del rapimento di Rossella Urru, il 29 febbraio i blogger dedicheranno il proprio post a questo argomento. E’ un’iniziativa di Sabrina Ancarola. Aderite con il vostro blog collegandovi a sabrinaancarola.blogspot.com

 progettieducativi.com/rossellaurru




E questo è il comunicato dell'evento per l'8 Marzo che stiamo organizzando al  Sunomi

 Otto Marzo festa della donna. Un giorno di festa per tutte, ma anche un giorno per fermarsi e riflettere. Al Sunomi, abbiamo pensato di dedicare questa e altre giornate a Rossella Urru, rappresentante del CISP (Comitato Internazionale Sviluppo dei Popoli) sequestrata insieme ad altri due colleghi spagnoli Ainhoa Fernandez de Rincon dell'associazione  "Amici del Popolo Saharawi" e Enric Gonyalons membro dell'organizzazione spagnola "Mundobat" nella notte tra il 22 e 23 Ottobre 2011 nel campo profughi Saharawi di Hassi Rabouni nei pressi di Tindouf nel sud dell'Algeria. Purtroppo non se ne parla, la notizia drammatica è caduta nel completo silenzio dei media. Non possiamo far finta di nulla, non possiamo lasciarla sola, non possiamo permettere che si spengano i riflettori su questa grande donna che ha fatto della sua passione il suo lavoro, impegnandosi a difesa di donne e bambini che vivono da 36 anni come rifugiati nei campi profughi Saharawi nel mezzo del deserto. Per questo a partire dall'otto marzo ogni giovedì manterremo alta l'attenzione su Rossella con varie iniziative, aspettando la sua liberazione!!

18.1.12

Oggi sciopero di internet

La notizia è una di quelle che nel nostro Paese rischia di passare sotto silenzio: Wikipedia e centinaia di altri fornitori di servizi online oggi chiudono i battenti in segno di sciopero contro un disegno di legge in discussione al Congresso degli Stati Uniti d’America. Storie di oltreoceano e, per di più, cose di Internet, diranno in molti, voltando pagina sui giornali, cambiando canale in Tv o, magari, cliccando più in là su queste pagine. Comprensibile specie in un momento delicato come questo per la vita del Paese nel quale, tra l’altro, il Governo dei Professori è visibilmente in difficoltà a muoversi fuori dalla dimensione accademica, nel Paese reale. Sbagliato, tuttavia, perché sui banchi del Congresso degli Stati Uniti d’America si sta giocando la misura della libertà di parola – e non solo – della quale disporranno, in futuro, tutti i cittadini del mondo. Cominciamo dal principio. Il Sopa è un disegno di legge attraverso il quale il Congresso Usa, in ossequio a una precisa commessa economico-politica dell’industria di Hollywood – intende stabilire due principi dirompenti per l’ecosistema Internet e, in buona misura, per le stesse regole dello Stato di diritto: (a) gli internet service, provider, i gestori dei motori di ricerca, i fornitori di servizi di pagamento online e quelli di pubblicità potranno essere destinatari di provvedimenti attraverso i quali si ordinerà loro di sospendere l’erogazione di ogni servizio nei confronti di siti e soggetti sospettati di violare le regole del copyright e dovranno dar seguito a tale ordine in cinque giorni; (b) queste stesse categorie di soggetti, ogni qualvolta procederanno volontariamente, e quindi in assenza di ogni ordine del giudice, alla rimozione di un contenuto veicolato per il loro tramite da un utente, o interromperanno l’erogazione di un servizio verso un utente, ritenendolo autonomanete colpevole di pirateria, non potranno essere chiamati a rispondere della loro decisione dinanzi a nessun giudice né autorità. Se il contenuto del disegno di legge raccontato così non dovesse consentire di comprendere appieno il carico di dirompenti principi anti-giuridici e anti-libertari che esso porta con sé, proviamo a tradurlo in termini più concreti provando ad applicare – cosa che nessun Paese ha mai pensato di fare se non in stato di guerra o per combattere le più feroci forme di terrorismo internazionale – le medesime regole al mondo reale. Il Congresso Usa vorrebbe far passare per “naturale” agli occhi dei propri elettori e della comunità internazionale ordinare al gestore di un’autostrada, di una ferrovia o di un aeroporto di bloccare tutti i passeggeri diretti verso certe destinazioni o che viaggiano con un Cd o un Dvdcontraffatto. Vorrebbe trovassimo naturale – benché sin qui non sia mai accaduto in nessun Paese – ordinare ad una banca di chiudere il conto corrente di un negozio perché sospettato di vendere anche qualche Cd o Dvd protetto da diritto d’autore o magari imporre ad un giornale, una radio o una televisione di non parlare di un certo spettacolo teatrale perché, forse, l’impresario ha utilizzato anche un certo sottofondo senza pagare i diritti d’autore. Loro vorrebbero che noi lo trovassimo naturale, ma naturale non è. Ma c’è di più e si tratta, probabilmente, delle disposizioni più gravi contenute nel Sopa, anche se in pochi sin qui lo hanno scritto. Il Congresso è intenzionato a riconoscere – quasi fossimo ancora ai tempi del Far West e delle taglie per chi cattura pericolosi fuori legge vivi o morti – a tutti i fornitori di servizi online (Internet Service Provider, motori di ricerca, gestori di servizi di pagamento e di pubblicità) una sorta di “licenza di uccidere”, assolutamente illimitata, in forza della quale tali soggetti potranno cancellare dal web ogni contenuto pubblicato dai propri utenti o impedire ad altri utenti di accedervi sul semplice ragionevole sospetto che si tratti di materiale pirata. Tutto, naturalmente, senza correre neppure il rischio di essere trascinati davanti a un giudice dall’autore del contenuto per aver rimosso dallo spazio pubblico telematico un contenuto che, invece, aveva il sacrosanto diritto di rimanervi e di restare accessibile al mondo intero. E’ un’autentica e anacronistica legittimazione di un’inaccettabile forma di giustizia privata. Il Congresso Usa sta dicendo ai fornitori di servizi web che, purché agiscano a tutela della proprietà intellettuale americana, possono fare carne da macello dei diritti degli utenti e della libertà di parola di questi ultimi quasi fossero, appunto, giustizieri armati contro terribili criminali o crociati della Santa Alleanza schierati in una guerra di religione. Il fine – peraltro, mai come in questo caso, dubbio – giustifica i mezzi. Esattamente lo stesso principio ispiratore del fanatismo e del terrorismo contro il quale gli Usa, ormai da anni, combattono in tutto il mondo. E veniamo ora alla sillogistica ragione per la quale quanto sta accadendo negli Usa dovrebbe interessarci da vicino. I più grandi fornitori di servizi web sono a stelle e strisce e le dinamiche della circolazione delle informazioni online, che ci piaccia o no, sono da sempre condizionate da regole, policy e principi provenienti da oltreoceano. E’ pertanto ovvio che ciò che nei prossimi giorni accadrà in America è destinato a ripercuotersi nel nostro piccolo Paese, nello spazio di qualche mese, nella forma di un regolamento Agcom o di un disegno di legge parlamentare, varati con l’alibi che si tratta di un principio ormai entrato a far parte dell’ordinamento statunitense. A quel punto, però, in un Paese come il nostro nel quale il cosiddetto “popolo della Rete” conta un pugno di anime, un politico come Barack Obama capace di dire di no al Congresso a difesa della libertà in Rete non appartiene neppure all’immaginario collettivo e si fa fatica a credere che Telecom Italia chiuda i battenti per protestare contro Governo e Parlamento: le regole cambieranno senza alcuna resistenza e ci risveglieremo, nel 2012, governati – almeno on line – da regole preistoriche che consegnano il controllo sui contenuti e sulle informazioni a una cabina di regia dove siederanno i soliti noti.
E’ per questo che lo sciopero della Rete delle prossime ore e quanto sta accadendo nel Congresso Usa è anche affar nostro.

E’ per questo che lo sciopero della Rete delle prossime ore e quanto sta accadendo nel Congresso Usa è anche affar nostro.

Dal fatto quotidiano di Guido Scorza

20.12.11

Monti e Draghi condannano l’Italia: salvano solo gli usurai

La manovra e il governo Monti? Non sono “inevitabili”. E per favore, lasciamo perdere l’equità: quello che sta avvenendo è tutto fuorché equo. Quella di Monti non è una “medicina amara”; non è nemmeno una cura: è una vera e propria tragedia, peraltro evitabilissima. Ne è convinto il professor Bruno Amoroso, prestigioso docente di economia internazionale all’Università di Roskilde in Danimarca. I problemi di cui Monti si occupa, dice Amoroso, non hanno niente a che vedere con l’urgenza della crisi, che deriva «da una gigantesca truffa dovuta allo strapotere di gruppi finanziari internazionali». E sono ancora loro i beneficiari della manovra: Italia ed Europa aiutano solo le banche, veicolo del disastro, e tagliano la capacità dello Stato di sostenere l’economia e le famiglie. E’ l’assalto finale al welfare: una demolizione sistematica che procede da almeno vent’anni in ossequio all’élite finanziaria neoliberista. «Alla speculazione finanziaria che, come ha illustrato Draghi, ha sottratto 5 punti di Pil all’economia italiana, si può reagire con misure di recupero dei risparmi espropriati ai risparmiatori da speculatori e dai dirigenti delle banche, da restituire ai legittimi proprietari», dice il professor Amoroso in un’intervista realizzata da Andrea Pinna per “Megachip”. Inoltre, aggiunge l’economista, si potrebbe agire con efficacia mettendo in opera misure di controllo sul funzionamento delle banche e dei mercati (Borse, rating) e combattendo forme di usura e di “insider trading” in corso e impuniti. «Né l’Italia né l’Europa si occupano di tutto ciò ma cercano invece di amputare le possibilità dei governi di mitigare gli effetti sociali della crisi imponendo misure di controllo sui loro bilanci».  Si tratta di misure che «accentuano la restrizione della domanda, aggiungendosi a quella provocata dal furto dei redditi, e spingendo così numerose imprese verso il fallimento». Autore di saggi come “Euro in bilico” (“Lo spettro del fallimento e gli inganni della finanza globale”, Castelvecchi 2011), nonché presidente del Centro studi Federico Caffè e coordinatore di programmi di ricerca e cooperazione coi paesi dell’Asia e del Mediterraneo, Bruno Amoroso non ha dubbi: «Si finge d’ignorare la lezione di John Maynard Keynes», il grande economista inglese «che giustamente asseriva che i governi devono favorire l’occupazione: sarà questa, poi, a sanare il bilancio pubblico». Nell’attuale contesto italiano, invece, «le misure proposte sono anzitutto dannose all’economia». Non c’è un errore, ma un calcolo sotterraneo, di cui sono beneficiari i tedeschi: il “rigore” e il taglio del welfare sono misure «interpretabili solo dentro il gioco della Germania di non consentire all’economia italiana di rafforzare le proprie potenzialità economiche e di un maggiore inserimento sui mercati». Il programma anti-crisi non doveva regolare i mercati finanziari e rafforzare in modo virtuoso il funzionamento di quelli di beni e servizi? Sì, esatto. Ma non ce n’è traccia nella manovra del “governo tecnico” e dell’oligarchia che rappresenta, perché l’élite vuole solo «la difesa del proprio strapotere e dei privilegi dei propri portaborse: la manovra Monti è quindi perfettamente coerente e in linea con un orientamento neoliberista e di rafforzamento dei privilegi esistenti». Una scelta, aggiunge il professor Amoroso, «che non ha nulla di inevitabile ma è solo espressione del prevalere di una cultura predatrice», alla faccia dell’equità tanto sbandierata ma poi irrintracciabile, eccetto eventuali piccoli compromessi per tentare di «mantenere un minimo di parvenza istituzionale e democratica ed evitare un eccesso di reazioni sociali». Parlare quindi di “equità” della manovra di Mario Monti «non ha senso», secondo Bruno Amoroso: non ci può essere equità se si lascia immutata la situazione esistente dopo la crisi e si chiede a tutti di contribuire; al contrario, bisognerebbe «introdurre misure che modifichino la distribuzione esistente, neutralizzando i gruppi sociali dannosi al bene comune». Per l’economista dell’università di Roskilde, «la cosa più grave della situazione attuale è che il governo Monti appare “inevitabile” ed “equo” perché non esiste una alternativa né di governo né di politiche, e su questo il Pd e le altre opposizioni dovranno molto presto dar conto ai cittadini». Alternative che, invece, sono ben delineate nell’ultimo libro di Amoroso: che auspica il ritorno di tutti i paesi europei alla moneta nazionale, la ricontrattazione dei rapporti di cambio tra valute e infine la costituzione di un Fondo di solidarietà tra paesi per «disincentivare crescita e competitività» laddove si sviluppi «al di fuori dei criteri di sostenibilità sociale e economica», perché una crescita drogata dal debito contratto con la finanza internazionale produce esattamente il disastro nel quale siamo sprofondati. Amoroso vede una inevitabile revisione dell’assetto europeo, da dividere in due aree distinte: il patto solidale tra le valute del Sud consentirebbe all’Europa mediterranea di raggiungere una maggiore integrazione politica anche nei confronti del Mediterraneo, «cosa che l’Europa non è stata capace di fare, se non con danno reciproco». Purché sparisca al più presto dagli schermi il professor Monti: che tenta di legarsi al carro di Germania e Francia tutelando solo le banche e condannando l’Italia all’insolvenza, dato che priva lo Stato della capacità di favorire l’occupazione, che è l’unica possibile salvezza.